Niente mi emoziona più del bello. La surclassante bellezza della natura mi aiuta a ricollocare l’essere umano al suo giusto posto nel mondo che lo ospita. Non al suo centro perché quella è la posizione che stabilisce gli equilibri e sancisce i meriti e l’uomo non è né un essere equilibrato né meritevole di tanto privilegio. L’uomo non è rappresentato nelle mie immagini per quanto sopra esposto e per enfatizzare il bisogno e la speranza di ricominciare daccapo la sua relazione con il nostro mondo, questa volta in una chiave più rispettosa e consapevole, in altre parole più contemporanea. La sua presenza, limitata a una sola fotografia, ce lo mostra passare in libertà ma cautamente ai margini di uno spazio inviolato senza pregiudicarne la geografia.
Non ho fretta del nuovo. Mi basterebbe vedere quanto più possibile di questa Terra e imparare una miliardesima parte di quanto la sua bellezza ha da insegnarci.
Forse è la strada più breve verso la saggezza di cui avremmo tanto bisogno noi esseri umani che stiamo ancora all’età della pietra.
Il triangolo, simbolo della natura umana, di quella divina e della terra, è il primo prisma che ho scelto per scomporre la lucente bellezza del mondo e alimentarmene. Ognuna delle immagini che ne riporto prova a essere un contatto con quanto ci sovrasta. E’ stata per me un’appassionante, intima, ridimensionante lettura di chi siamo e delle responsabilità troppo grandi che abbiamo. E’ stata anche un piccolo passo verso quello che considero il progresso nel ventunesimo secolo.